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Una posizione esistenziale è un ruolo che un individuo tenderà a recitare nel corso della sua vita. Ciò che va sottolineato è il fatto che per poter continuare nel tempo tutte le posizioni esistenziali necessitano almeno due persone, i cui ruoli si combinino tra loro. Il "persecutore", ad esempio, non può continuare ad esserlo senza almeno una "vittima. La "vittima" cercherà il suo "salvatore" ed quest'ultimo una "vittima da salvare". Il condizionamento a recitare uno dei ruoli è assai subdolo e lavoro del tutto inosservato. Questa è la causa del fallimento di alcune amicizie o matrimoni, infatti le persone interessate non si sono unite a fronte di una genuina simpatia ma allo scopo di trovare nell'altra persona un soggetto adatto per giocare il proprio ruolo. Se ci soffermiamo un attimo, a considerare le coppie di sposi che conosciamo, non dovremo certo far molto fatica per trovare la "bimba" che ha sposato il "papà" (ruoli vittima-salvatore) o la moglie che si lamenta continuamente del marito, però se ne guarda bene di pensare al divorzio (ruoli vittima-persecutore). Osservare come viviamo e come ci relazioniamo con gli altri; capire se siamo sereni, sani; se le persone che ci circondano sono felici della nostra presenza; Osserviamo come viviamo e come la nostra presenza fa vivere quelli che ci circondano. Siamo sani? Sereni? Le persone intorno a noi gioiscono della nostra presenza? Il nostro coniuge parla bene di noi? I nostri figli ci considerano come amici? Quanti amici abbiamo? A quante porte possiamo bussare in una situazione grave? 2) Se non siamo sereni e non abbiamo amici, proviamo a considerare che, molto probabilmente, la nostra posizione esistenziale ed il ruolo che recitiamo non sono quelli megliori. Infatti, se lo fossero, avremmo serenità, salute e tante amici che ci vogliono bene. Dopo di ciò, se abbiamo deciso di cambiare qualcosa, dovremmo iniziare cercando di scoprire quali messaggi, provenienti dal nostro "Genitore", sono ancora presenti nei nostri pensieri, parole ed azioni. Se scopriamo dei messaggi che ci creano conflitti dovremmo cercare di analizzarli con l'Adulto in noi per vedere se "veramente" li dobbiamo ascoltare oppure no.
Osserviamo anche come si comportano le persone che ci circondano in famiglia o sul lavoro. Con un poca di attenzione potremo scoprire se la nostra presenza le riempie di gioia o se crea in loro: noia, paura, ansia, agitazione o insicurezza. Cerchiamo pure di osservarci da fuori onde comprendere se diamo spazio ai nostri interlocutori o se parliamo sempre noi (magari solo di noi stessi). Vale anche la pena di notare quante delle parole che ascoltiamo trovano il nostro consenso o il nostro Genitore critico pronto a distruggerle o buttarle via. È anche importante ascoltare il tono della nostra voce, siamo pacati, comprensivi e gentili o costantemente in una posizione arrogante di coloro che hanno sempre e comunque ragione? Se il nostro esame di coscienza ha dato dei frutti positivi, nel senso che avendo scoperto dei difetti è nato in noi il desiderio di migliorare, tutto ciò che segue sarà un utile strumento perché è solo conoscendo che si può controllare qualcosa e, tra l'altro, la nostra personalità. Stà scritto nel Vangelo: E conoscerete.. E la verità vi farà liberi. Da quanto esposto emerge la necessità di potenziare in noi la terza parte: l'Adulto che, facendo da mediatore tra il Genitore ed il Bambino, ci porti ad agire con intelligenza e saggezza. Nei primi anni di vita la parte Adulto non esiste. Può succedere che essa non abbia mai modo di svilupparsi, come nella posizione "Io non sono ok, ma neppure tu". Generalmente in tutti noi compare un poco di Adulto ed è nostro dovere farlo sviluppare sempre di più.
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