|
La notizia è tra quelle “curiose” che ogni tanto appaiono sul web, come nella selezione che trovate su http://www.spulp.it/news/mondo-pulp/siete-infelici-la-colpa-e-di-pretty-woman.html: secondo la solita università americana se siamo infelici la colpa è delle fiabe a lieto fine. Poiché viviamo in tempi che definir difficili per i rapporti umani è un eufemismo, sarebbe meglio essere realisti, anzichè credere alle favole. Questo il senso di una ricerca dell’Università della California, secondo i cui risultati accettare problemi “inevitabili” in ogni rapporto è una soluzione preferibile che cercare di raggiungere una perfezione “irrealizzabile” e sentirsi frustrati. Secondo gli esperti Usa, insomma, le fiabe e le moderne storie d’amore che perpetuando il mito della relazione perfetta finirebbero col causare solo sofferenze, come dire: se state male la colpa non è di chi vi ha messo in testa che dovete lavorare quindici ore al giorno e mettere la carriera prima di tutto e tutti per potervi comprare l’ultimo Suv, ma di “Cenerentola” o “Pretty Woman”. Le storie a lieto fine, in cui principesse vivono in un castello dorato, sostengono i ricercatori, genererebbero nei giovani di ambo i sessi “l’errata convinzione che la felicità sia raggiungile senza fatica o dolore”, una convinzione irrealistica che può creare aspettative insostenibili e risultare dannosa per la relazione. Quel che la ricerca non dice è se poi i giovani, una volta “sanamente disillusi”, debbano continuare a credere nelle illusioni propinate loro a piene mani da aziende e “maghi” del marketing a partire dal troppe volte abusato “sogno americano”, o se potranno mandarli finalmente a quel paese, magari per riscoprire l’importanza delle relazioni familiari e ritrovare, questa sì sarebbe una sorpresa imprevista, un poco di felicità. Il dibattito è aperto, ovviamente, e sarebbe interessante conoscere le vostre opinioni (siete per il realismo “nudo e crudo” o un poco marzullianamente credete che “i sogni aiutano a vivere”?), magari approfittando dei forum da poco aperti in questo stesso sito. Intanto però notiamo che, se non alle favole, gli esseri umani continuano a credere, e non poco, nelle relazioni interpersonali e nei sogni. Che cos’altro è la stessa SecondLife se non una versione elettronica di un sogno collettivo, all’interno del quale ognuno può liberamente ricercare cosa e chi essere, quale ruolo interpretare (senza i vincoli della vita reale), che relazione costruire con gli altri? In questo immenso archivio di “sogni elettronici” esistono decine di “tribù” ognuna presa a giocare un proprio gioco di ruolo: dai Goreani che reinterpretano il ciclo delle Cronache di Gor di John Norman (una serie di romanzi fantasy stile “Conan il Barbaro” in cui si immagina una contro-terra abitata da fieri guerrieri che praticano lo schiavismo) ai fan di Star Treek (come i nostri amici italiani che guidati dal romano “Garak Priestman” si riuniscono solitamente nella località tricolore di Caribbana), dal Bdsm “puro e duro” alle rievocazioni di un medioevo fantastico in costume (ad esempio nell’altra località “cool” italiana di Legenda). Sembrerebbe, insomma, che la voglia di sognare (non necessariamente di essere una principessa: molte ragazze decidono di giocare ad essere una schiava o una sottomessa, “sub” per dirla in termini Bdsm, senza minimamente essere sfiorate dall’idea di divenirlo nella loro vita reale) sia una componente fondamentale dell’essere umano, una delle molle che lo spingono ad agire per tentare almeno in parte di realizzare tali sogni. Che la perfezione sia un ideale irraggiungibile è noto, che bisogna avere tanta fortuna, come quel funzionario del Brunei che sposando la figlia del locale sultano è passato da un’onesta carriera statale al lusso più sfrenato, è altrettanto noto. Che sognare di essere un principe azzurro o una novella Cenerentola non serva a nulla, anzi sia dannoso, sembra dunque strano. E poiché a pensar male si fa peccato ma qualche volta ci si prende, non sarà che semplicemente che al sistema americano e alle sue corporation (che le ricerche universitarie sovvenzionano), semplicemente, dia fastidio che possano esistere altri sogni che non quello di fare soldi, tanti soldi, e diventare potenti manager o businessman? Un sogno, questo, molto utile certamente. Ma al sistema e alla classe dominante attuale, non certo all’individuo singolo né alla famiglia. Ma già, la famiglia e il suo sviluppo armonioso è un sogno ormai “desueto”… o no?
Commenti () |
|
|
|
|
|