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Cos'è che fa girare il mondo? Che ci spinge ad alzarci dal letto ogni mattina? Che ci dà più soddisfazione e ci fa sentire maggiormente appagati? Provate a dare la vostra prima risposta, poi ripensateci almeno un minuto, riflettendo sui pro e sui contro della scelta da voi indicata. Siete ancora sicuri che sia quella giusta? Perché nonostante la nostra società occidentale faccia di tutto per convincerci (riuscendovi, almeno superficialmente) che è "il denaro" la risposta e che la felicità sia avere sempre più denaro (denaro per comprare macchine più grandi, più veloci e più potenti, case più costose, abiti, gioielli, oggetti high-tech, viaggi e chi più ne ha più ne metta), le cose non stanno proprio in questi termini.In una recente intervista su Emagazine, la rivista elettronica del gruppo finanziario elvetico Credit Suisse, Lord Chris Pattern, ultimo governatore inglese di Hong Kong prima che la città tornasse alla Cina, alla domanda "Lei è in politica da molto tempo. In base alla sua esperienza, è vero che il denaro fa girare il mondo?" ha risposto: "Il denaro lubrifica gli ingranaggi, ma non è l'unica cosa che conta. In Cina il partito comunista, intento ad arricchirsi, ha perso il suo senso della morale. Il vuoto che si è creato è una delle ragioni per cui la pratica religiosa si è così diffusa, anche se spesso in clandestinità; secondo me ciò spiega anche fenomeni quali il Falun Gong. In Cina, come altrove, ci sono sintomi ed emozioni molto più potenti del denaro. Tuttavia credo sia doveroso aggiungere che essi potrebbero rivelarsi pericolosi dove il denaro scarseggia". Insomma, il denaro è utile, ma il segreto della felicità sta altrove: lo aveva già capito e teorizzato Abraham Maslow, considerato il padre della psicologia umanista, autore della celebre "piramide" a cinque livelli dei bisogni umani. Secondo Maslow la risposta alle domande "perché lavoriamo?" e "cosa ci serve per lavorare meglio?" risiedono nella soddisfazione di cinque tipologie di bisogni, di valore crescente. Soddisfatte le necessità fisiologiche (con salari e stipendi sufficienti a garantirci una vita dignitosa, in condizioni di lavoro fisicamente non rischiose e in un ambiente piacevole), sentiamo la necessità di soddisfare bisogni legati alla sicurezza (in termini di assistenza sanitaria e sociale, ma anche legati alla non precarietà del lavoro), alla socialità (l'organizzazione nella quale lavoriamo deve consentire interazioni tra colleghi, devono esistere strutture sociali e sportive, devono essere consentite riunioni e scambi di idee), all'ego (le mansioni che andiamo a svolgere debbono avere caratteristiche di autonomia e responsabilità, devono sviluppare la nostra identità, deve esistere una forma di riconoscimento dei risultati con premi e promozioni) e, ultimi e più importanti di tutti, all'autostima (l'impegno nei confronti dell'organizzazione viene premiato, il lavoro diviene la maggior espressione di chi lo ha svolto). Avete letto da qualche parte "denaro"? Sì, all'inizio, quando col denaro dovete potervi pagare l'affitto di casa, i vestiti, il mangiare e la scuola per i vostri figli. Ma per essere felici dovreste poter godere di una elevata autostima, ossia il vostro lavoro deve potervi piacere e il fatto di farlo bene e non di farlo e basta dovrebbe essere motivo d'orgoglio, non farvi sentire un novello Fantozzi. In Cina Mao Tse Tung introdusse premi simbolici (delle coccarde rosse) per quei lavoratori che si erano distinti per il particolare impegno. Spazzato via il sogno (rapidamente divenuto l'oppressivo incubo di milioni di persone) del comunismo di Mao la Cina, sostiene Lord Chris Pattern (ed in questo concorda con la testimonianza che ci ha lascaito anche un osservatore acuto e indipendente come fu il giornalista Tiziano Terzani), alla Cina impegnata a scimmiottare l'Occidente capitalistico manca ormai ogni tensione morale. Un fenomeno che purtroppo conosciamo molto bene anche in Italia, dove all'aumento di villette monofamiliari e fuoristrada da città sembra far riscontro anche un sempre minor rigore morale e semmai la macabra tendenza a sopprimere sempre più facilmente la vita di famigliari, amici e vicini di casa per quelli che un tempo si sarebbero detti "futili motivi". Siete sempre sicuri che il denaro sia la molla che vi fa muovere? Pensateci bene, la prossima volta porteremo qualche ulteriore argomento "scientifico" alla nostra tesi, che il danaro è utile, ma non dà la felicità.
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