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Se la famiglia è in crisi e ci si sposa sempre meno la colpa è in buona misura dei modelli comportamentali che le grandi corporation ci propongono ogni giorno, incentrati sull’importanza dell’individuo singolo e sull’esaltazione di tratti caratteriali oscillanti tra la sindrome da Peter Pan e l’egoismo puro. Comportamenti che hanno una precisa convenienza economica: i “singles” (termine che ormai ha sostituito l’accezione di “zitelle” e “zitelloni”, certamente meno piacevole, con cui si definiva la stessa condizione sino a pochi decenni or sono) spendono di più, non dovendo render conto a nessuno. Vivono ciascuno in casa propria, mangiano più di frequente fuori casa, risparmiano di meno perché credono di “godersi la vita” sfruttando il proprio tempo libero in attività sportive o ludiche. E accuratamente evitano di assumersi troppe responsabilità nei confronti degli altri.Come dire: una generazione da rottamare, con uomini-bambini attaccati ancora a quarantenni alla Playstation e donne-bambine che ragionano in termini di “chi me lo fa fare di dovergli preparare da mangiare e lavare le mutande, quando potrei uscire con le amiche”. A dar manforte a queste ultime sono giunti di recente i risultati di una ricerca, da prendere con le pinze, svolta da analisti della Sip (Società italiana di psichiatria), della Sif (Società italiana di farmacologia) e della Simg (Società italiana di medicina generale). Secondo gli esperti, infatti, le donne sposate e con figli sono fino a quattro volte maggiormente a rischio di ammalarsi di depressione, mentre gli uomini sposati e che non hanno mai divorziato risultano ottimamente protetti dal “mal di vivere”. Una sorta di “effetto velo bianco”diffuso in tutta Europa: lo studio europeo Esemed ha infatti dimostrato che il rischio di ammalarsi è doppio nelle donne rispetto agli uomini e che in Italia, in particolare, la probabilità di sviluppare depressione riguarda il 3%-4% degli uomini e il 5%-9% delle donne. Oltre alla possibilità di vedersi preparare la cena e stirare le camicie a far pendere la bilancia a favore dei signori mariti più che delle loro mogli sembrerebbero essere soprattutto gli estrogeni, importanti antagonisti della “serotonina”, ribattezzata “l’ormone del buonumore”. Prima della pubertà i maschi appaiono infatti più a rischio depressione delle femmine, mentre per tutta l’età fertile le donne appaiono più esposte degli uomini. Superata la menopausa il rischio per i due sessi tende a stabilizzarsi su valori simili. Del resto tra sindrome premestruale, gravidanze, parti e giornate passate a dividersi tra casa, famiglia e lavoro per “l’altra metà del cielo” la vita, anche se non ha più i ritmi di quella vissuta dalle nonne o dalle mamme, resta oggettivamene più stressante di quella di un uomo. Che spesso può dedicarsi interamente al proprio lavoro o trovare spazi di relax grazie al fatto di poter contare su una moglie che si fa carico dei figli e della casa anche per lui. Così secondo altri studi addirittura l’11,5% delle donne risulterebbe depresso in gravidanza, rischiando peraltro così di mettere al mondo bebè tristi e nervosi fin dalla culla. Ancora peggio il 66,5% delle madri manifesta sintomi depressivi subito dopo il parto, mentre il 22% rimane vittima di depressione post-partum, a volte in grado di manifestarsi con un ritardo di molti mesi. Il 7% delle donne risulta depresso in menopausa. Per le nostre mogli le fatiche imposte dalla cura esclusiva di marito e figli parrebbero frustranti, complici modelli culturali che ormai tendono a valutare negativamente la figura della “casalinga”, a differenza di quanto avveniva anche solo una generazione fa. Così se la nostra dolce metà non ha un lavoro finisce spesso per sentirsi psicologicamente dipendente dal partner. Mentre se lei lavora, specie se è giovane e ha figli piccoli, il rischio di depressione sale ancora di più, fino a quadruplicarsi se qualcosa non va nella coppia e i ritmi di vita sono stressanti. Secondo alcuni analisti, infine, i preoccupanti segnali di bullismo che ogni giorno giungono dalle scuole italiane potrebbero nascondere dei depressi in erba. Aggressività e insofferenza alle regole sono spesso “spia” di una depressione repressa. Bulli di oggi, depressi di domani: il “mal di vivere” secondo gli esperti colpirebbe un teenager italiano su 5 e poiché quando il disagio sopraggiunge, in alcuni casi collegato a traumi o alla sensazione di trascuratezza da parte dei genitori, soprattutto i maschi tendono a “esternalizzarlo”, ecco il moltiplicarsi dei “bulli”. Mogli stanche e depresse, figli depressi e violenti, padri e mariti misteriosamente assenti: il quadro che viene fuori non è certamente dei più rosei. Se a questo aggiungiamo che gli attuali schemi culturali, a volte grottescamente “scimmiottati” da modelli esteri, rispondono a precise logiche economiche, non c’è da stupirsi che la famiglia sia in crisi. Semmai c’è da stupirsi che in pochi provino finora a ribellarsi a questo stato di cose, recuperando valori e modelli più salutari per sé e per i propri cari. Ma questo, forse, è un problema anche di autostima e avremo modo di parlarne la prossima volta.
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